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Progetto Gambero di Fiume: “Tutelare il patrimonio di biodiversità dei nostri fiumi”

Concluso il progetto sulla salvaguardia del gambero di fiume con un importante momento di comunicazione scientifica presso la sede del Consorzio di Gestione del Parco Fluviale del Secchia.

Un numeroso pubblico specializzato ha preso parte lunedì 11 dicembre scorso al convegno “Gambero di fiume e gambero della Louisiana, specie indigene ed esotiche a confronto”.
Il convegno rappresenta la tappa conclusiva di un progetto finanziato dalla provincia di Modena (U.O. Politiche Faunistiche), e che vede il Consorzio di Gestione del Parco Fluviale del Secchia partner insieme a al Parco dei Sassi di Roccamalatina e all’Università di Bologna.image
Il “Progetto Gambero” infatti nasce nel 2004 con la finalità di reintrodurre il gambero d’acqua dolce nel territorio dei Parco dei Sassi di Roccamalatina e in altre zone idonee della provincia di Modena.
I gamberi d’acqua dolce della specie “Austropotamobius Pallipes” infatti popolavano i corsi d’acqua soprattutto in collina e montagna: ora sono una specie in via d’estinzione.
La pesca di frodo infatti, unita ad un continuo peggioramento della qualità dell’acqua dei fiumi ha causato la progressiva riduzione del numero degli esemplari di questa specie che, per le sue caratteristiche particolari (l’ “Austropotamobius Pallipes” vive solo ed esclusivamente in acque molto pulite) è considerata un ottimo bioindicatore.
Ma il gambero autoctono è anche minacciato dal gambero americano Procambarus Clarkii, un competitore naturale che nel volgere di pochi anni ha occupato quasi tutta la rete idrografica della pianura insinuandosi anche in alcuni corsi d’acqua e bacini lacustri appenninici, togliendo spazi di sopravvivenza residui allo stesso gambero indigeno.
Di maggiori dimensioni rispetto a quello locale e molto più resistente all’inquinamento, il gambero americano si sta riproducendo a grande velocità e sta occupando una vasta nicchia ecologica a scapito soprattutto di specie faunistiche e botaniche minori oggetto della sua predazione ed alimentazione; il gambero americano si presenta anche come una minaccia per la stabilità di rive e scarpate dove scava una fitta maglia di cunicoli.
Il gambero americano è arrivato nelle acque modenesi alla fine degli anni ’90 (i primi rilevamenti risalgono al 1998 nella zona tra Carpi e Rio Saliceto) probabilmente a causa dell’attività di alcuni allevatori abusivi o di pescatori (questa specie era già presente da tempo in altre zone del paese, in particolare in Toscana). Si può pescare ed è commestibile ma non di ottima qualità.
Reintrodurre il “procambarus clarkii” significa quindi tutelare innanzitutto l’ecosistema fluviale sia per quando riguarda i rii appenninici sia per favorire il restauro qualitativo dei corsi d’acqua montani, collinari e planiziali che storicamente lo ospitavano ancora fino agli anni ‘60, difendendo e valorizzando al contempo un patrimonio di biodiversità fortemente a rischio.
All’apertura del convegno hanno portato i loro saluti, sottolineando l’importanza del progetto per la tutela degli habitat fluviali, l’assessore all’Ambiente della Provincia di Modena Alberto Caldana e il presidente del Consorzio Giuseppe Neroni.
Numerose ed assai qualificate sono state le relazioni esposte nel corso della mattinata:
Il Prof. Francesco Quaglio (Università di Bologna) ha illustrato le “Considerazioni sullo stato di salute delle popolazioni indigene di alcune popolazioni di gambero di fiume austropotamobius pallipes complex” e “Strategie di gestione e conservazione delle popolazioni autoctone di gambero d’acqua dolce” (realizzato con Christian Morolli).
Luigi Sala, professore presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ha esposto il lavoro (realizzato insieme a M.Gianaroli – provincia di Modena) “il gambero di fiume Austropotamobius pallipes nel modenese. Distribuzione e considerazioni sullo status delle popolazioni (campagna 2004-2005)”.
G.J. Dalla Via, della Provincia autonoma di Bolzano ha illustrato il contenuto della ricerca su “Analisi filogenetiche e di popolazioni del gambero Austropotamobius pallipes in Alto Adige (IT) ed in Carinzia (AT).
F. Gherardi (Università di Firenze) ha esposto uno studio su “l’impatto dei gamberi alloctoni e metodi di controllo
Mauro Ferri – ASL di Modena ha relazionato su “Considerazioni naturalistiche circa l’insediamento di Procambarus clarkii nel modenese”.
Fabio Malagoli (Provincia di Modena) ha concluso la mattinata con un intervento su: “Distribuzione attuale e dati sulla struttura delle popolazioni di Procambarus clarkii della pianura modenese” (realizzato con M. Gianaroli e B.Lisi).
Nelle conclusioni dei lavori, il Responsabile del Consorzio, dott. Paolo filetto, ha evidenziato il successo dell’iniziativa e l’importanza del progetto nell’ambito delle azioni di tutela ambientale promosse dagli enti territoriali.

(pubblicato il 12-12-2006)